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martedì, Giugno 25, 2024
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Lo scudetto dell’Inter vissuto in prima linea: intervista a Filippo Tramontana

Le differenze tra l’Inter di Mou e di Inzaghi, il campionato, il VAR, la prossima stagione, la sua canzone nerazzurra: l’intervista a Filippo Tramontana, punto di riferimento del tifo nerazzurro

Filippo Tramontana è nato interista e cresciuto professionalmente col triplete 2010. Custodisce nel cassetto una bellissima foto con Mourinho. Ecco l’intervista de Il Chatterbox.

Che differenza c’è tra quell’Inter e questa di Inzaghi?

L’Inter di di Mourinho era stata costruita già con grandissimi campioni, era una squadra pronta per vincere, era una squadra che aveva solo bisogno di una guida giusta che si è incarnata appunto in in Josè Mourinho che ha portato la Coppa dei Campioni dopo 45 anni, il Triplete e quindi ha vinto tutto.

Ma era una squadra già esperta, di giocatori già esperti: Lúcio per esempio, che era arrivato in quel periodo, aveva già vinto, aveva già fatto una finale di Coppa dei campioni persa con il Real Madrid contro il suo Leverkusen. Ma c’erano giocatori che avevano già vinto scudetti con Mancini prima e l’anno prima con Mourinho, quindi era già pronta.

Quella di Inzaghi è una squadra che è stata costruita con limiti economici nel tempo, dal dopo Conte, con tante cessioni importanti: Hakimi, Lukaku, Eriksen… Si è fatta spazio con i giovani:

  • Dimarco, arrivato dopo giri di prestito
  • Bastoni, preso molto giovane e fatto crescere prima da Conte, poi sviluppato da Inzaghi
  • Parametri zero come Acerbi, come Darmian.

Insomma, è una squadra che è stata costruita nel tempo. La differenza sta sta più che altro in quello.

È stato un campionato senza avversari o hai temuto di non vincerlo?

Beh, è stato un campionato sicuramente nei primi mesi molto equilibrato, l’Inter vinceva le partite abbastanza facilmente, la Juve teneva il passo facendo un pochino più di fatica. Però fino a febbraio il campionato è stato fatto punto a punto, la Juve rispondeva sempre all’Inter e viceversa.

La sensazione che ti dava era che la Juve riuscisse a tenere, a rimanere lì – con le unghie e con i denti – in qualche modo attaccata, è che l’Inter facesse meno fatica. Però non sai mai come e quando può svoltare una stagione. L’Inter avrebbe potuto trovare le tre partite di crisi, la Juve no. E a quel punto il divario sarebbe stato ampio.

Sarebbe stato difficile poi colmarlo. E invece la Juve dopo dopo Empoli e dopo la partita di di San Siro è crollata, l’Inter ha continuato il suo percorso e da lì siamo stati un pochino più tranquilli, noi interisti.

Non ci sono stagioni senza polemiche e anche questa lo è stata. A questo punto il VAR rimane un esperimento soggettivo o qualcosa da perseguire migliorandolo?

Io credo che il Var sia uno strumento molto importante che ha evitato molti problemi. E’ chiaro che bisogna saperlo usare perché poi alla fine sono sempre le persone che decidono: gli arbitri e i varisti. Spesso sono loro che davanti a uno stesso episodio giudicano in maniera diversa. Quindi non è un problema della macchina che ti aiuta, ma è un problema di chi giudica guardando le immagini che la macchina ti fornisce. Quindi è un problema dell’uomo, non della macchina. La macchina è utilissima, l’uomo deve migliorare e saperla usare meglio.

Seconda stella a destra, è questo il cammino ?

La seconda stella è stata è stata una un’emozione fortissima. Io non ero nato alla prima, ho vissuto la conquista della seconda stella e quindi potrò dire che ho vissuto una cosa storica. L’ho vissuta nel 2010 con il triplete, l’ho vissuta nel 2006 con il Mondiale per l’Italia e l’Europeo va bene, anche perché comunque l’Italia aveva vinto una volta sola negli anni 60, nel 68, e quindi è stata una grande emozione.

Se dovessi dire solo un nome. Questo è lo scudetto di…???

E’ lo scudetto di Inzaghi, sicuramente è lo scudetto di Inzaghi, è in realtà è lo scudetto di un di un gruppo. Quando dico gruppo dico proprietà, dirigenza, guida tecnica e giocatori, oltre che i tifosi. È proprio una cosa tutta insieme da mettere. Però se devo fare un nome, dico Simone Inzaghi, per come ha costruito la squadra, per come ha sopportato le critiche, anche alcune giuste ma altre esagerate l’anno scorso e dai risultati che ha ottenuto con lo scudetto, le coppe varie vinte in questi tre anni e la finale di Champions che comunque è un traguardo molto, molto importante per una squadra che all’inizio non era certo partita coi favori del pronostico.

Per la prossima stagione siete a posto con Zieliński e Taremi o ci vuole qualcos’altro?

Beh, Zieliński e Taremi sono due grandissimi acquisti, soprattutto perché anche arrivati a zero. Zieliński è un giocatore secondo me spettacolare e Taremi è una terza punta dopo Thuram e Lautaro che va alzare molto il livello rispetto a quello che invece era quest’anno. Serve qualcos’altro? Secondo me sì, ma dipenderà anche molto dalle uscite. Se ci saranno, quindi, qualcosina bisognerà fare, però diciamo che siamo molto avanti a livello di costruzione di squadra.

Quale è la tua canzone legata all’Inter? Amala, C’è solo l’Inter, Ho fatto un sogno (Tananai – Madame – Rose Villain)?

Vabbè, per me l’intramontabile è sempre Pazza Inter, per me è l’inno per antonomasia è ed è quello a cui sono più affezionato che continuerò a cantare sempre. Poi mi piace molto quella di Mirko Mengozzi e Claudio Cecchetto, “I Am Inter (Yes I M)” mi piace molto, ma poi sono belle tutte quelle che hanno fatto anche di Eddy Veerus (“Noi siamo l’Inter”, ndr) ed Elio e le storie tese con “C’è solo l’Inter”. Insomma, diciamo che di inni belli ce ne sono, se me ne chiedi uno: Pazza Inter, per me è sempre quello.

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