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Nomadi, torna in tv il film sui 60 anni: celebra il grande Augusto Daolio (e “salta” i 20 anni di Danilo Sacco)

La replica del doc dei Nomadi regala ancora emozioni con la voce e le immagini del co-fondatore ma “dimentica” un protagonista

Il film documentario “Nomade che non sono altro”, realizzato per i 60 anni dei Nomadi con protagonisti Beppe Carletti e i ricordi su Augusto Daolio, è tornato in onda in TV su Rai 3 ieri, venerdì 21 giugno 2024, in seconda serata – dopo il doc sull’imprenditore de “La Bussola” Sergio Bernardini.

Il film sulla storica band nata a Novellara ha molti pregi. Innanzitutto fa rivivere un’intera epoca in bianco e nero, a partire dagli anni 60, quelli della nascita del gruppo. Due amici 16enni, Beppe e Augusto, fondano i Nomadi: “Così poi siamo diventati ‘uomini’ insieme, in una lettera mi ha definito ‘fratello'”, spiega Carletti.

Sono molto belli e intensi i file audio che permettono di sentire la voce e l’anima di Daolio, insieme alle immagini live che consentono di rivivere anche solo per pochi secondi i concerti.

La band inizia quindi a collaborare con il cantautore Francesco Guccini scegliendo di interpretare alcuni suoi brani inediti: Noi non ci saremo, Dio è mortoCarletti e Guccini ripercorrono quel tempo davanti a un bicchiere di vino rosso, in dialetto emiliano.

Ci sono le testimonianze di figure come i figli di Beppe Elena e Davide, di Luciano Ligabue, Caterina Caselli e Alberto Salerno, autore del testo del capolavoro “Io vagabondo“.

Il racconto comincia serrato, in maniera cronologica, ma si ferma sostanzialmente agli inizi degli anni 90, con la scoperta del tumore ai polmoni di Augusto Daolio e la sua scomparsa. A quel punto c’è praticamente un balzo fino ai giorni nostri, con le celebrazioni per i 60 anni di attività.

Il co-fondatore e tastierista dei Nomadi Beppe Carletti, il bassista Massimo Vecchi, Danilo Sacco

La storia del gruppo però nella realtà non si è certamente fermata, tutt’altro. Anzi in un certo senso la band ha avuto la fortuna di avere una seconda vita di almeno altri 20 anni, incrociando già nel 1993 la strada di un cantante che è riuscito a caratterizzare i brani, a raccogliere in qualche modo l’eredità di Augusto e a entrare nel cuore del popolo dei Nomadi: Danilo Sacco.

In quei due decenni sono nate canzoni importanti con la voce di Sacco, da “Io voglio vivere” e “Sangue al cuore” a “L’amore che prendi, l’amore che dai”, e il gruppo ha consolidato la sua attività dal vivo con un nuovo interprete riconoscibile.

Non è chiarissimo il motivo per cui il loro sodalizio si sia interrotto intorno al 2011. Si sa che Danilo Sacco ha avuto un infarto, con un conseguente stop. In qualche intervista poi Carletti ha accennato all’ipotesi che volesse intraprendere una carriera solista. Resta il fatto che il gruppo e il secondo cantante hanno vissuto una bella fetta di percorso insieme ma nel film è completamente assente.

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