Acab: Marco Giallini, Adriano Giannini e l’eterna lotta tra verità e male

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La serie, ispirata al film cult di Sollima, al primo posto tra le più viste su Netflix

Suspense e tensione. La miccia della serie Netflix “Acab” con “Mazinga” Marco Giallini e Adriano Giannini (l’ispettore Michele Nobili), per la regia di Michele Alhaique – si accende in una notte violenta a partire dalla scena tensiva di una manifestazione No Tav in Val di Susa all’ingresso di un cantiere. La squadra della polizia in tenuta antisommossa da una parte, i manifestanti dall’altra. Lo scontro è inevitabile.

Una volta tornati a Roma, i celerini riagguantano maldestramente le loro vite fragili, tra famiglie sfilacciate, relazioni crepate e amori astratti, con la colonna sonora firmata dal progetto Mokadelic. All’inizio suona rap, poi arrivano al momento giusto Gianluca Grignani, Enrico Ruggeri, Vasco Rossi, Lucio Dalla… “…e non andar più via“.

Tornando alla storia, dedicata a Gianluca “Bomba” Bombardone – l’operatore cinematografico morto sul set l’estate scorsa -, prende il via un’indagine con interrogatori all’interno della polizia per accertare i fatti di quella sera, alla fine della quale un giovane è in coma.

Il capo della squadra è rimasto a sua volta ferito, sostituito da Giannini in occasione dell’aggressivo tifo inglese della partita di calcio Roma – West Ham. Anche qui la situazione sfugge al controllo.

Una casa popolare viene assegnata a una madre moldava. All’ingresso del palazzo, la tensione sale ancora. Questo lavoro “intossica voi e tutti quelli che vi stanno attorno”, dice la moglie del comandante ferito.

C’è spazio anche per i trafficanti di esseri umani, gli stupri, gli inganni online, il caos. Non si sa più dov’è il torto e dov’è la ragione. “È tutto storto ‘sto mondo di m…”, dice un agente prima di alimentare il vortice degli errori.

“Siamo in guerra, Mazì… Tutti colpevoli, tutti innocenti… È il caos”, sono le parole di Giannini in un’intensa scena in auto con Giallini. Il finale resta aperto.