Giovanni Nuti: ne “Lo Pterodattilo Giovanni” l’incontro tra il primo e l’ultimo amore di Alda Merini

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Giovanni Nuti
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Giovanni Nuti canta l’amore tra Alda Merini e Manganelli: “Ne ‘Lo pterodattilo Giovanni’, a parte il fatto della casuale omonimia, mi ci ritrovo anch’io e per questo non ho esitato a inserirmi nel loro rapporto come terzo incomodo”

“Lo Pterodattilo Giovanni”, il brano musicato da Giovanni Nuti con il testo della poesia di Giorgio Manganelli, farà parte dell’album di prossima uscita “Usa la tua pazzia“, un progetto sui cui aleggia la “montagna” della poesia di Alda Merini. E proprio la “follia” è uno dei veicoli migliori per capire i testi di questi due grandi autori, che sono stati legati anche sentimentalmente e che Nuti fa rivivere oggi con la sua arte: lo abbiamo intervistato.

Si può dire che il video de “Lo pterodattilo Giovanni” è un vero e proprio cortometraggio animato? Nasce anche da un nutrito team di produzione.

Il team creativo che ha realizzato il video è composto dal regista Matteo Pelletti e dall’illustratrice Alessia Carli. Matteo ha animato le tavole di Alessia, un’artista trentina di grande talento che ha appena pubblicato il libro “Alda” per Balena Gobba Edizioni. Alcune tavole sono tratte da questo libro, altre sono state disegnate appositamente per il video.

Matteo Pelletti ha realizzato l’animazione giocando sui contrasti cromatici – Alda Merini è il rosso, la passione, il sangue; Giorgio il nero e le tinte scure -; il gioco degli elementi: aria (lo pterodattilo, il volo) e acqua (Alda sirena, le piante); la commistione tra alto e basso (anima e corpo, viscere e cattedrali gotiche). Un testo così originale, bizzarro e poco ortodosso richiedeva un video altrettanto originale e penso che questo cartoon colga nel segno.

Possiamo immaginare la relazione tra Giorgio Manganelli e Alda Merini come un’unione esplosiva di intelletto, genio, creatività, passione, ironia e avanguardia?

La differenza di età – Alda sedicenne quando s’incontrarono, Giorgio ventiseienne e sposato -, di cultura – Alda un’autodidatta, Giorgio professore e molto colto -, di condizione sociale – Alda di famiglia modesta, Giorgio decisamente abbiente – farebbero pensare a una relazione non paritaria, di allieva e maestro e in un certo senso è stato così perché Manganelli ha rappresentato per lei un mentore e una guida che le ha consigliato letture e le ha aperto orizzonti culturali più vasti.

Ma d’altra parte il talento portentoso e precocissimo di Alda e il suo temperamento passionale hanno conquistato e soggiogato il più compassato Giorgio, il professore che, come diceva Alda, aveva bisogno di consultare una biblioteca prima di dare un bacio. Certo le loro anime si sono incontrate e fecondate a vicenda.

Il loro genio è maturato e ha dato frutti anche a molti anni di distanza. Giorgio Manganelli è diventato autore di culto e d’avanguardia una decina di anni dopo aver lasciato Alda e Milano per trasferirsi a Roma. Alda ha scritto i suoi capolavori dopo l’internamento in manicomio.

Alda Merini era davvero un po’ “carnefice”?

In un’intervista Alda Merini ha dichiarato che, nel rapporto con Manganelli, era lei “l’uomo di carattere”. Credo che il “professor” Manganelli, nonostante la differenza di età, di ceto e di cultura, fosse un poco sopraffatto e intimidito dalla vitalità, dalla passione e dall’entusiasmo della sedicenne Merini al punto da rappresentarla nei suoi versi con tratti un po’ dominanti.

Alda si era riconosciuta nella descrizione di “quella donna” citata nella poesia “Lo pterodattilo Giovanni” di Manganelli – “legge Rilke, Beethoven, Kinsey” … “frusta a sangue i testicoli” – e ne era molto divertita. Alda Merini era una persona con un carattere forte e “spigoloso” ma profondamente buona e generosa.

Merini, Manganelli e lo pterodattilo Giovanni: è effettivamente un ménage à trois?

Penso che lo pterodattilo Giovanni non sia altro che un alter-ego di Giorgio Manganelli, e che questo anacronismo vivente rappresenti la solitudine dell’artista e dell’uomo in un mondo omologato, a una dimensione, disumano. Ma l’essere fuori dagli schemi, non partecipare al main stream, è anche ribellione e spirito di libertà.

Ne “Lo pterodattilo Giovanni”, a parte il fatto della casuale omonimia, mi ci ritrovo anch’io e per questo non ho esitato a inserirmi nel loro rapporto come terzo incomodo. Del resto, Giorgio Manganelli è stato il primo amore di Manganelli e Alda di me diceva che sono stato il suo “ultimo amore”.

Cosa ci puoi anticipare sull’album di prossima uscita con poesie di Alda Merini – alcune inedite – e di Giorgio Manganelli?

Il singolo “Lo pterodattilo Giovanni” farà parte di un album che stiamo ultimando e che contiene 8 poesie di Manganelli che ho musicato – a sceglierle mi ha aiutato la figlia Lietta – e 7 nuove canzoni con i versi di Merini, tra cui 3 inediti dedicati a Giorgio che Alda mi dettò. Si intitolerà “Usa la tua pazzia”, dal titolo di una delle poesie di Manganelli e penso che la follia sia un tratto fondamentale per comprendere la loro poesia.

Per Alda, che è dovuta passare attraverso il lungo internamento in manicomio, è il fuoco che ha temprato il suo talento, “il vestito incandescente” che l’ha resa autentica in ogni verso e fibra del suo essere. Per Giorgio, che si è sottoposto a un lungo percorso con l’analista junghiano Ernst Bernhard, è stata un viaggio nel profondo, una via di accesso per esplorare il suo lato oscuro e affermare il lato visionario della sua scrittura. 

Hai progetti, concerti e spettacoli dal vivo in programma?

Dopo l’anteprima del 4 novembre scorso al Teatro Elfo-Puccini di Milano nell’ambito del Festival A Casa di Alda Merini, nel quindicesimo anniversario della scomparsa di Alda, e dopo l’uscita dell’album, proporrò naturalmente lo spettacolo “Usa la tua pazzia” in cui canterò queste nuove canzoni e alcuni classici del repertorio Merini, raccontando il loro rapporto “pazzesco” e fuori dagli schemi nell’Italia del primo dopoguerra.

Qual è il regalo più grande che ti è rimasto dal tuo “matrimonio artistico” durato 16 anni con Alda Merini?

Alda Merini non era solo una grandissima poetessa. Era una persona straordinaria, una maestra di vita con cui ho intrapreso un viaggio nell’anima che mi ha cambiato per sempre. Il regalo più grande è stato poter condividere con lei la gioia della creazione e l’avere imparato da lei ad apprezzare la vita in tutti i suoi aspetti, anche nelle cose più piccole, e a trasformare anche il dolore in forza.

Che idea ti sei fatto della poesia contemporanea attuale?

Ci sono poche voci autentiche e originali. Mi sembra comunque che siano tutti nani sulle spalle dei giganti che li hanno preceduti. E Alda Merini è grande come una montagna.