Fabrizio Paterlini: “Chris Evans e suo fratello Scott? Una mattina mi sveglio e bum! I miei social erano impazziti”

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Fabrizio Paterlini
Fabrizio Paterlini

Il suo pianoforte, tramite Spotify, arriva a milioni di persone nel mondo, inclusa Hollywood. “La Cina ama molto questa musica, il Nord Europa la mischia volentieri all’elettronica, in Russia mi chiedevano l’autografo sugli spartiti”: l’abbiamo intervistato

Le piattaforme digitali e la “musica liquida” hanno vantaggi e svantaggi. Per esempio il mondo della “strumentale classica”, in teoria, dovrebbe rappresentare una fetta di “mercato” discografico abbastanza delimitata, eppure le composizioni di Fabrizio Paterlini sono qui per smentire la teoria. I numeri di Spotify – il famoso Wrapped che spopola in questi giorni – dicono che le note dell’artista mantovano sui testi neri e bianchi attraversano più di 180 Paesi, raggiungono 20 milioni di persone (4 milioni e 200mila ascoltatori mensili) e fanno quindi di lui uno dei pianisti più conosciuti al mondo.

Nel 2024 Fabrizio ha totalizzato 259 milioni di stream complessivi sulle piattaforme digitali, di cui 189 milioni solamente su Spotify. L’abbiamo intervistato.

Com’è andata in Cina? Che rapporto hanno lì con la musica?

Il tour in Cina è andato bene, ho visitato cinque città e conosciuto molte persone. Il pubblico è sempre stato molto caloroso e accogliente. Da quello che ho potuto notare, questo genere di musica in cui il pianoforte è protagonista è molto amato in Cina.

In oltre 15 anni di carriera ti sei esibito in diverse parti del globo, dagli Usa all’Asia. Qual è il luogo del mondo dove c’è il rapporto più sano, bello e autentico con la musica?

Non esiste un luogo “migliore” di un altro, certo l’approccio è differente. In Russia, per esempio, non era raro che chi veniva ai miei concerti mi chiedeva poi l’autografo direttamente sugli spartiti dei brani che avevo appena suonato. In genere, il pubblico tende a rimanere molto concentrato e silenzioso mentre ascolta questo genere di musica.

Un’altra cosa interessante è l’età delle persone che vengono ai concerti e veramente non c’è una regola. Tante famiglie con bambini/ragazzini che studiano il pianoforte, tante persone della mia età e davvero moltissimi giovani, soprattutto nel Nord Europa.

Il tuo viaggio parte da Mantova e copre parecchie zone della Terra: possiamo sintetizzare così? Come nasce il tuo legame con il pianoforte?

Il mio legame con il pianoforte nasce circa a 6 anni, quando mio padre mi ha insegnato a mettere le mani sulla tastiera e le prime musiche “popolari” italiane. Da allora, ho suonato molto, dalla classica al rock, sono passato ad altri strumenti a tastiera (organi e synth) per poi tornare comunque sempre al pianoforte.

Che rapporto hai con la composizione? Chi e cosa ti ispira? Cosa pensi della musica elettronica?

La composizione è per me un percorso, difficilmente scindibile dal percorso di vita che sto compiendo. Tutto in realtà è fonte di ispirazione, la vita in genere lo è. La famiglia, il posto in cui vivo, i viaggi e i teatri che visito. Amo molto la musica elettronica e, di tanto in tanto, mi piace inserirla nelle mie composizioni.

Cerco sempre di dosarla e di non abusarne, in quanto fondamentalmente io so che il mio canale comunicativo prediletto è il pianoforte, ma comunque mi affascina sempre il contrasto tra la sonorità elettronica e quella acustica.

A proposito di Spotify, i tuoi componimenti più “popolari” hanno spesso una durata intorno al minuto: c’è un motivo particolare, secondo te? O è tutto legato principalmente a “Summer Stories”?

I brani dalla durata di circa un minuto o poco più sono una precisa scelta stilistica. Sono contento che questa formula piaccia, anche se piuttosto di frequente qualcuno mi scrive che vorrebbe ascoltare ancora di quel brano.

Tuttavia, ultimamente (quindi anche in Summer Stories) mi piace pubblicare la forma più “pura” della mia ispirazione e non c’è modo se non di pubblicare quello che realmente arriva quando sono al pianoforte, senza alcun tipo di “lavorazione” successiva.

Dai dati di Spotify Wrapped è emerso che la tua musica è stata ascoltata in 183 Paesi da 20 milioni di ascoltatori: che effetto ti fa?

La sensazione è strana perché da un lato sono di certo grato e felice per questo traguardo, dall’altro ci penso davvero poco in quanto la voglia di far arrivare la mia musica a quanta più gente possibile rimane un pensiero fisso in gran parte delle mie giornate in studio.

Perché il tuo pubblico proviene soprattutto da Usa, Germania, Francia, Messico e Uk? C’è qui un’attenzione particolare per il tuo tipo di mondo musicale?

Certamente la musica strumentale per pianoforte trova terreno fertile in alcune zone del mondo, più che in altre. Il nord Europa, per esempio, è molto legato a questo tipo di sonorità magari mischiate a qualche beat elettronico.

Com’è nato l’apprezzamento pubblico di “Rue des Trois Frères” da parte dell’attore Chris Evans?

L’episodio “Chris Evans” è stato del tutto inaspettato – una mattina mi sveglio e “bum!” i miei social erano impazziti di notifiche. Credo che abbia scoperto la mia musica tramite Spotify e poi si sia legato ad alcuni dei miei brani.

Quello che so per certo è che anche il fratello di Chris Evans, Scott, apprezza i miei brani. Più di una volta li ha condivisi sulla sua pagina di Instagram.

Vuoi anticipare qualcosa sulle nuove composizioni che stai realizzando e che usciranno nel 2025?

Ho in programma una nuova uscita per la primavera del 2025 e a partire da gennaio di quest’anno inizierò a scrivere nuovo materiale per un progetto che vedrà la luce presumibilmente a fine anno prossimo.

Hai concerti e tour in vista?

Mi sono preso una pausa dai concerti: voglio chiudermi in studio, sperimentare e suonare. Non escludo tuttavia, che nella seconda parte del 2025 qualche concerto lo terrò.