La kermesse 2025 vista dagli autori di “Ho vinto il Festival di Sanremo”: da Amadeus a Conti come da Baudo a Mike Bongiorno, “nella continuità”

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Ho vinto il Festival di Sanremo 2025: la copertina

“Sanremo 2025? Un grande Festival per la portata del cast. Ciò che funziona non si cambia, Carlo Conti raccoglie una bella eredità”, parola di Nico Donvito e Marco Rettani

Il libro “Ho vinto il Festival di Sanremo”, scritto a quattro mani da Nico Donvito e Marco Rettani per La Bussola Edizioni, è uscito in una nuova versione speciale. I 30 racconti presenti nella prima versione sono stati aggiornati, con l’aggiunta di quattro nuovi capitoli con le storie di Gigliola Cinquetti, Al Bano, Roberto Vecchioni e Angelina Mango.

Nel volume spiccano i contributi di tre grandi direttori artistici del Festival: Carlo Conti nella prefazione, Amadeus nella postfazione e “Mister 13 Sanremo” Pippo Baudo con una lettera alla kermesse. Il libro, che celebra le 75 edizioni del Festival, è acquistabile sul sito di La Bussola. Abbiamo intervistato gli autori.

Cosa troviamo nei quattro nuovi capitoli?

Altre quattro bellissime storie, in linea con le trenta che avevamo già approfondito. Nel precedente volume, avevamo inserito un numero chiuso di trenta storie, quindi per motivi organizzativi erano rimasti fuori artisti che magari erano in tour o avevano loro stessi un libro in uscita. Abbiamo ricercato in primis personaggi che rappresentassero un pezzo di storia della kermesse e della musica leggera italiana, essendo questa un’edizione celebrativa. Gigliola Cinquetti, Al Bano e Roberto Vecchioni appartengono sicuramente a questa categoria. Poi, abbiamo voluto Angelina Mango, essendo la vincitrice in carica e una straordinaria rappresentate della musica di oggi, un ponte tra tradizione e innovazione, oltre che un talento unico e raro.

Com’è nata l’idea (e la possibilità) di inserire la lettera del grande Pippo Baudo?

Quando abbiamo pensato di realizzare un’edizione speciale di “Ho vinto il Festival di Sanremo” in occasione della 75esima edizione della manifestazione, ci siamo resi conto che c’era bisogno di un contenuto speciale. Ringraziamo Pippo Baudo e Dina Minna per averci concesso questo regalo, per noi e per tutti, perché leggendo quelle parole così sentite e commosse, ripercorriamo con lui sia la storia del Festival che quella dell’Italia. E’ per noi un onore ospitare tra le nostre pagine un commento dal valore così profondo e toccante.

Tra i racconti dei 34 vincitori che avete raccolto, qual è il ricordo o l’aneddoto che vi ha colpito di più?

Ce ne sono tantissimi, è un libro fatto di storie e di aneddoti, sarebbe difficile sceglierne uno, per ogni capitolo ce ne sono a decine. Ciò che ci ha colpito, in linea generale, è l’affetto e l’amore che ciascun artista, ognuno a modo suo, conserva nei confronti del Festival. Non lo abbiamo fatto per ragioni stilistiche, ma i capitoli si sarebbero tutti potuti concludere con “Evviva la musica, evviva il Festival di Sanremo”.

Quali sono le vostre previsioni per Sanremo 2025?

Anzitutto che sarà un grande Festival per la portata del cast, in linea con il crescente andamento degli ultimi anni. Poi, certo, bisogna aspettare le canzoni, che rappresentano la portata centrale del menù. Sulle previsioni, diventa sempre più difficile fare dei nomi di favoriti, soprattutto al buio senza aver sentito i pezzi. L’asticella si alza sempre di più e questo è decisamente positivo.

Speriamo di non dover tornare alle edizioni in cui c’erano uno o due favoriti, che spesso si confermavano o in altri casi tradivano le aspettative. La speranza è che questo trend positivo possa continuare il più a lungo possibile, per il bene del Festival stesso, ma soprattutto della musica italiana che sta vivendo un periodo splendidamente rigoglioso.

Nico Donvito
Nico Donvito

Cosa vi aspettate? Quali saranno le caratteristiche del nuovo Festival di Carlo Conti?

Un Festival incentrato sulla continuità, ciò che funziona non si cambia. Poi certo, è giusto apportare delle modifiche di annata in annata, altrimenti le edizioni che si somigliano troppo rischiano di non destare la giusta curiosità. Lo stesso Amadeus che lo ha preceduto non si è ripetuto nel suo quinquennio. Carlo Conti raccoglie una bella eredità, sicuramente meno difficile rispetto a quella che ricevette tra le sue mani nel 2015, in un momento storico discografico completamente diverso.

Carlo Conti ha ristabilito la gara delle Nuove Proposte e reintrodotto il DopoFestival, così come ha cambiato qualcosa nel meccanismo di votazione, ad esempio la serata cover non sarà più conteggiata nel voto finale. Il segreto del Festival è che si tratta di un format semplice: cantanti che eseguono brani inediti per la prima volta davanti al pubblico.

Poi, sta ai vari direttori artistici articolare la competizione nel modo che più gli aggrada ed è proprio questo il segreto del suo successo: restare fedele a se stesso senza somigliare troppo a se stesso. Molte manifestazioni musicali che c’erano in passato peccavano di troppa autoreferenzialità, mentre è giusto fare in modo che le edizioni non si succedano una simile all’altra, piuttosto anche andando a ripescare dal proprio passato, proprio come ha fatto a ragion veduta Carlo Conti.

Marco Rettani
Marco Rettani

Secondo voi, come verrà vissuto dal Paese e dal Festival stesso il passaggio dalla kermesse di Amadeus alla nuova direzione artistica?

Per trovare l’ultimo quinquennio amministrato da un direttore artistico, prima di Amadeus, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di quasi trent’anni, al 1997, quando Mike Bongiorno arrivò dopo la lunga amministrazione di Pippo Baudo. Ecco, anche in quel caso, il meccanismo era simile al precedente.

È giusto che il Festival cambi quando non ci sono i riscontri desiderati, al contrario bisogna seguire un principio di continuità. Proprio come saggiamente sta facendo Carlo Conti che, lo sottolineiamo nuovamente, ereditò sicuramente una situazione più complicata sicuramente dieci anni fa.

Qual è il vostro Big favorito? Quale sarà invece la “sorpresa” o “rivelazione” tra gli artisti?

Non abbiamo un favorito, da amanti del Festival tifiamo sempre per le canzoni, come dice Pippo Baudo nella sua bellissima lettera, cosa sarebbe Sanremo senza le canzoni? Uno spettacolo televisivo come tanti altri. L’augurio è che vincano sempre grandi proposte musicali, se poi sono eseguite da nomi importanti della canzone va bene, impreziosisce l’albo d’oro, mentre se invece sono degli outsider ben venga ugualmente, perché favorisce questo importante ricambio generazionale che rappresenta la linfa vitale del Festival.

Ho vinto il Festival di Sanremo 2025: la copertina
Ho vinto il Festival di Sanremo 2025: la copertina