L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2025
Un percorso fotografico lungo oltre cent’anni, scandito sia dagli eventi che hanno collocato la città di Trieste al centro dello scenario internazionale, sia dalle tappe del suo sviluppo economico, demografico, sociale e culturale. Una lunga storia vista attraverso il filtro privilegiato della famiglia Wulz, che per più di un secolo gestì l’omonimo atelier fotografico triestino. È Fotografia Wulz. Trieste, la famiglia, l’atelier la mostra appena inaugurata al Magazzino delle Idee di Trieste, curata da Antonio Giusa e Federica Muzzarelli.
Organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, con la Fondazione Alinari di Firenze, l’esposizione presenta una selezione storica e critica dell’archivio dello Studio fotografico Wulz di Trieste (1868-1981), uno tra i più importanti complessi archivistici conservati oggi negli Archivi Alinari, divenuti patrimonio pubblico grazie all’acquisizione della Regione Toscana che li ha affidati alla Fondazione Alinari per la Fotografia.
L’esposizione rimarrà aperta al pubblico dal 14 dicembre 2024 fino al 27 aprile 2025, inserendosi così nel palinsesto di “GO!2025&Friends”, il cartellone di eventi collegato al programma ufficiale di GO!2025Nova Gorica. Gorizia Capitale europea della Cultura. Grazie alla selezione critica del patrimonio Alinari operata dai due curatori e alla presenza di altri materiali provenienti da istituzioni pubbliche, come la Wolfsoniana di Genova, il Museo Revoltella e i Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, ma anche da collezioni private quali quelle della Libreria antiquaria Drogheria 28 di Trieste e la Collezione Sergio Vatta, con questa mostra si vogliono offrire nuovi spunti di riflessione e proporre letture nuove o aggiornate della produzione fotografica dei Wulz.

Quasi trecento pezzi
Foto, negativi, documenti e oggetti dell’archivio dello Studio fotografico Wulz. La mostra ci restituisce una Trieste per certi versi inedita, una città calata in un periodo storico cruciale per la sua evoluzione, quello che va dalla seconda metà dell’800 alla seconda del ‘900.
Ma Fotografia Wulz è anche una storia familiare, un viaggio attraverso diverse generazioni vissute nelcuore del loro atelier, un cammino che va dalle sperimentazioni di Giuseppe Wulz a quelle delle sorelle Wanda e Marion, che con il loro lavoro sono diventate protagoniste dell’avanguardia artistica del Novecento, promuovendo anche l’affermazione sociale delle donne.
Nella mostra i visitatori possono ammirare anche opere inedite, che ripercorrono i tre periodi artistici della famiglia Wulz, un importante punto di riferimento per la fotografia triestina e non solo. Le immagini delle due sorelle possono essere lette come l’occasione divisualizzare concretamente i progressivi mutamenti dell’identità delle donne, che nei primi decenni del Novecento intrapresero una delle fasi più importanti del loro percorso di emancipazione e indipendenza. Consacrata unica donna fotografa del Futurismo italiano nella mostra organizzata nel 1932 a Trieste, Wanda ha goduto di una giusta fama mondiale concentrata sull’icona di Io + Gatto, di cui sono esposte le lastre negative originali.
La mostra ricostruisce le vicende che portarono all’esperienza futurista di Wanda, ma ne allarga le prospettive alla sinergia creativa stabilita anzitutto con Marion e con l’amica designer e artista Anita Pittoni, con le quali dette vita a performances fotografiche intessute di idee anticonformiste e di sperimentazione artistica. In quanto donne, usarono la fotografia come uno strumento capace di veicolare un “progetto politico” che, da una prospettiva individuale e privata, si fece interprete di bisogni storici e sociali condivisi.

Wanda e Marion, oltre a fotografarsi reciprocamente, usano la fotografia per ritrarre altre donne moderne, che così hanno lasciato nell’archivio Wulz la traccia del loro uso del corpo libero e dinamico in qualità di donne, di sportive, ballerine, ginnaste e danzatrici, artiste, poetesse, scrittrici e attrici. La storia fotografica della famiglia Wulz ci mette a disposizione un prezioso strumento per conoscere l’evoluzione del mondo e della società dall’800 al ‘900, ponendo al centro la città di Trieste e le sue trasformazioni.
La mostra riavvicina Trieste all’archivio di questo storico Atelier e ai suoi protagonisti, consentendone inoltre nuove prospettive di studio e metodologie interpretative, per una lettura inedita della loro produzione fotografica.
La mostra è sostenuta da Calliope Arts Foundation, ente impegnato nella salvaguardia e promozione del patrimonio culturale delle donne. Calliope cura pubblicazioni come The Curators’ Quaderno, chevedrà per l’occasione la stampa di un nuovo numero dedicato alle sorelle Wulz.
Accompagnata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale, la mostra avrà anche una serie di eventi d’approfondimento.


